La via per la pace esiste e non passa attraverso la militarizzazione, il riarmo e la violenza
Le vicende delle ultime settimane hanno contribuito al raggiungimento del cessate il fuoco a Gaza quale premessa per la ricerca e la costruzione di una Pace duratura. Un risultato importante ma ancora fragile e precario che richiede di essere sostenuto con ancora maggiore impegno dall’intera comunità in un quadro di rispetto dei diritti umani fondamentali radicati nel diritto internazionale. In tale prospettiva, è essenziale riconoscere un ruolo centrale all’ONU e agli organismi internazionali competenti, affinché possano garantire il rispetto delle norme internazionali, monitorare la situazione sul campo e favorire un processo politico credibile e inclusivo.
Il riconoscimento dello Stato palestinese, la fine dell’occupazione dei Territori Palestinesi e il pieno coinvolgimento del popolo palestinese nei processi decisionali rappresentano condizioni imprescindibili per una pace giusta e sostenibile, fondata sulla pari dignità e sul diritto all’autodeterminazione.
Nel frattempo la terza guerra mondiale a pezzi, come l’ha definita efficacemente Papa Francesco, continua a disseminare morti, perpetrare crimini contro l’umanità, realizzare piani di sterminio di massa: atti che calpestano ogni giorno la stessa dignità dell’essere umano di fronte ai quali non possiamo rimanere indifferenti. Non è tempo di aspettare: abbiamo bisogno di testimoni e di attori di pace. Abbiamo bisogno di riaffermare il ripudio della guerra e della violenza. Abbiamo bisogno di rendere concreti i principi del diritto internazionale e della nostra Costituzione perché i valori non vengano relegati alla sfera del pensiero teorico ma riacquistino con pienezza la funzione di faro del cammino dell’umanità. In questo senso un segnale importante di consapevolezza e responsabilizzazione civica arriva da movimenti che nascono dalla società civile, come l’azione nonviolenta della Global Sumud Flotilla, il sostegno di tanti cittadini al lavoro costante di varie organizzazioni umanitarie italiane impegnate sul terreno a favore della popolazione civile, la Marcia per la pace Perugia-Assisi, gli appelli, gli scioperi, le manifestazioni e le altre iniziative nonviolente volte a richiamare una crescente attenzione sul tema del ripudio della violenza e della guerra: un messaggio forte a sostegno di una cultura e di un modello di sviluppo umano fondato sulla pace e sulla nonviolenza, sulla cooperazione internazionale, sulla collaborazione e amicizia tra popoli e persone. Non una visione ideale e astratta, ma proposte concrete e attestazioni tangibili di impegno individuale e collettivo che stimolano con passione gli stati e i governi nel ridare assoluta priorità ai diritti fondamentali dell’uomo quale presupposto ineludibile di ogni ordine internazionale. Valori su cui si fonda lo statuto della CNESC e ai quali si ispira ogni giorno l’azione della Conferenza, che fedele alla finalità di “promuovere la dimensione internazionale della pace, dell'obiezione di coscienza e del servizio civile, con particolare attenzione alle forme di intervento non armato e nonviolento di risoluzione dei conflitti…” e parte attiva e motore essa stessa di questo movimento civile di proposta e impegno: lo è con la propria opera di disseminazione continua e appassionata della cultura della nonviolenza soprattutto tra i giovani, come dimostrato dall’ultimo Festival nazionale del servizio civile promosso proprio dalla CNESC; lo è con la presenza quotidiana nei territori nazionali e internazionali, attraverso i progetti di servizio civile delle organizzazioni socie, con la presenza dei Corpi Civili di Pace nelle aree di conflitto e post-conflitto, nel difendere ogni giorno le persone, i territori, le comunità, l’ambiente prevenendo conflitti su ogni scala e intervenendo concretamente per la loro composizione; lo è nel confronto politico che porta avanti in modo costante e fermo a tutti i livelli, fedele alla sua missione di contributo alla costruzione di una comunità umana inclusiva, solidale e nonviolenta.
Nel solco di questo impegno la CNESC chiede alle istituzioni italiane e a quelle dei Paesi esteri in cui i suoi enti aderenti operano, di attivarsi per fermare ogni guerra quale premessa per una pace giusta ed equa a livello mondiale che restituisca territori e libertà ad ogni popolo e garantisca la sicurezza e integrità della popolazione civile considerando ogni persona umana, ogni vita, come baluardo insuperabile, e pertanto di impegnarsi a:
- condannare fermamente la condotta delle azioni militari e dell’uso della violenza come strumento di risoluzione dei conflitti a favore di modelli fondati sulla costruzione positiva della pace, e pretendere la cessazione definitiva delle operazioni militari e dell’occupazione in tutti i territori investiti da venti di guerra, Gaza e Territori Palestinesi occupati, Ucraina, e in ogni altra realtà dimenticata dalla cronaca ma che richiede pari attenzione da parte delle istituzioni;
- attuare un embargo sulla fornitura di armi verso tutti quei paesi che in base ai principi del diritto internazionale risultino violare le Convenzioni Internazionali;
- sostenere e partecipare attivamente a iniziative umanitarie di aiuto per le popolazioni civili vittime di guerra, con particolare attenzione ai soggetti piu fragili, incluse quelle iniziative promosse da organizzazioni non governative e quelle promosse dalla stessa societa civile;
- favorire le iniziative di pace della società civile italiana attraverso l’ampliamento dell’investimento sui Corpi civili di Pace e predisponendone un impiego straordinario nei territori interessati da situazioni di guerra quale base di un più ampio intervento civile internazionale;
- promuovere modelli di sviluppo sostenibile in armonia con l’Agenda ONU e gli obiettivi 2030, a discapito di modelli economici fondati sul profitto derivante dallo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali e dalla guerra;
- chiedere agli Stati parte dello Statuto di Roma di garantire la piena attuazione delle sentenze della Corte Penale Internazionale nei confronti dei responsabili di crimini di guerra, crimini contro l’umanità e altre gravi violazioni del diritto internazionale e di adottare le azioni necessarie al rispetto delle misure provvisorie della Corte Internazionale di Giustizia.
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