Giovedì 12 marzo ci ha lasciati Alberto Trevisan. Faceva parte di quel gruppo di giovani che si dichiaravano obiettori di coscienza quando ancora la legge non riconosceva tale possibilità nel nostro Paese e per questo finivano in carcere.
Alberto aveva obiettato nel 1970, ma è solo a dicembre 1972 che riuscirà a uscire dal carcere, in seguito all’approvazione della legge che legalizzò l’obiezione.
Fu tra i primi a cogliere il significato politico dell’obiezione, con le cosiddette “dichiarazioni collettive” che facevano molto scalpore nell’opinione pubblica.
Il processo dinanzi al Tribunale militare di Padova fu il primo ad essere raccontato al grande pubblico e lui stesso, anni dopo, racconterà la sua esperienza nel libro “Ho spezzato il mio fucile”.
In tutti questi anni Alberto non ha smesso di obiettare ma soprattutto non ha smesso di raccontare la propria esperienza ai giovani, ieri obiettori e oggi operatori volontari in servizio civile, ai quali ha sempre indicato la via del suo maestro don Lorenzo Milani per il quale “l’obbedienza non è più una virtù”.
Ciao Alberto!