Servizio Civile Universale e DL Giovani: un percorso condiviso per il futuro
ROMA – Il futuro dei giovani e del Servizio Civile Universale (SCU) approda a Montecitorio, portando con sé un dibattito sull'identità stessa dell'istituto. Lo scorso 14 Aprile, infatti, hanno avuto inizio le Audizioni informali sul Ddl N. 2825 "Disposizioni in materia di giovani e servizio civile", che prevede deleghe legislative al Governo per il riordino e il coordinamento delle politiche nazionali per i giovani e la revisione organica della normativa in materia di servizio civile universale e il riordino della stessa (art.2). Anche la Conferenza Nazionale Enti per il Servizio Civile (CNESC) è stata ascoltata in audizione in Commissione Affari Sociali e ha depositato una memoria per offrire il suo contributo rispetto al testo della riforma.
Sul tema, nel corso delle prime audizioni sono intervenuti anche Forum Terzo Settore, Consulta nazionale per il Servizio Civile Universale, Forum nazionale servizio Civile, AGESCI, Arci Servizio Civile, Caritas Italiana, Alleanza delle cooperative italiane, CSVnet e FOCSIV. Insieme nell’accogliere con favore l'attenzione della politica su questi temi, hanno chiesto con forza che sia preservata l’originalità e la specificità di un istituto, come il Servizio Civile, che continua a generare entusiasmo e partecipazione tra le nuove generazioni.
E’ stato ricordato che il Servizio Civile non è una semplice politica sociale, ma un "istituto della Repubblica" fondato su tre tasselli imprescindibili: la difesa non armata e nonviolenta della Patria, ai sensi degli articolo 11 e 52 della Costituzione, come previsto dall’art. 8 della legge 106/2016; il ruolo cruciale degli enti accreditati, specialmente del Terzo Settore, e quindi il mantenimento dell’assetto attuale del sistema e del ruolo della Consulta così come previsto dal decreto 40/2017; il protagonismo dei giovani. E per questo, l’esperienza del SCU deve rimanere un presidio di cittadinanza attiva e inclusione, capace di rafforzare il tessuto democratico delle comunità.
Tra gli aspetti su cui porre attenzione si sono sottolineati i rischi di una delega troppo ampia, che può ridefinire finalità e criteri di qualità, e dell’assenza di investimenti adeguati che potrebbe limitare lo sviluppo del sistema. A questo si aggiunge anche l’esigenza che la semplificazione prevista sia attuata in un’ottica di sostenibilità e concertata con tutti gli stakeholders.
Tra gli interventi segnaliamo in particolare quello del Forum Terzo Settore che ha rilevato come il testo rischi di indebolire la dimensione volontaria e di cittadinanza attiva del servizio civile, facendogli perdere il ruolo di difesa nonviolenta della patria. Ricondurre lo strumento a una misura di welfare o di politica attiva per l'impiego costituirebbe un'alterazione della sua natura perché il Servizio civile non nasce per trovare lavoro, ma per formare cittadini consapevoli.
Nel suo intervento anche il Presidente della Consulta nazionale SCU Enrico Maria Borrelli ha sottolineato che il Servizio Civile è una politica nazionale che deve garantire uniformità e standard qualitativi omogenei. La funzione primaria non è la risposta a bisogni occupazionali, ma la scelta volontaria di partecipazione civica. Gli effetti sociali positivi sono una conseguenza, non l'obiettivo primario. Inoltre è necessaria una semplificazione sostanziale, non solo procedurale, che non comprometta la sostenibilità del sistema.
Per evitare un allontanamento del SCU dalle sue radici si è chiesto di ribadire il legame con l'obiezione di coscienza al servizio militare e rafforzarne i cardini di universalità, inclusività e accessibilità per tutti i giovani incentivandone la partecipazione civica e l’impegno sociale.
Per approfondire:
- Consulta la memoria CNESC depositata in commissione
- Consulta l’iter di legge con tutti i materiali disponibili sul sito della Camera
- Guarda la registrazione delle audizioni