Un’altra difesa è possibile: perché la vera sicurezza si costruisce con la nonviolenza
Il dibattito attuale riduce la sicurezza a riarmo, controllo e misure punitive. Per ribaltare questa logica, la Campagna “Un’altra difesa è possibile” propone un modello alternativo per costruire una sicurezza umana duratura: la creazione di un Dipartimento per la difesa civile non armata e nonviolenta, capace di valorizzare le esperienze esistenti come il Servizio Civile Universale e di promuovere i Corpi Civili di Pace e un Istituto di ricerca per la pace e il disarmo.
In questi giorni il tema della sicurezza torna alla ribalta a vari livelli. Sul piano internazionale, i conflitti armati in Medio Oriente e in Ucraina vengono presi a pretesto per giustificare politiche di riarmo presentate come inevitabili e necessarie per la sicurezza. Un riarmo che tuttavia nasce prima della crisi ucraina e che non ha garantito la deterrenza e la sicurezza tanto proclamate.
Anche a livello locale, viste le azioni di boicottaggio in Val di Susa e le manifestazioni a Bologna, si parla di sicurezza in termini di controllo, limitazione degli spazi di dissenso e attacchi ai manifestanti, descritti come un unico blocco di facinorosi che, anche quando non attua comportamenti violenti, viene considerato responsabile per la sola presenza. E ancora, decreti che inaspriscono le pene per i minori che delinquono: tutto in nome della sicurezza.
Parole come prevenzione, gestione nonviolenta dei conflitti, rafforzamento della coesione sociale, educazione, mediazione, diritti umani, civili e sociali non compaiono in alcun modo nel dibattito politico.
Ecco perché, in questo contesto complesso, la proposta avanzata dalla Campagna "Un’altra difesa è possibile" di istituire un Dipartimento per la difesa civile non armata e nonviolenta non è soltanto un'opportunità da sostenere, ma un'urgenza.
Non possiamo pensare che la risposta al bisogno di sicurezza sia limitare la libertà di espressione del dissenso, inasprire le pene, difendere i confini, armarsi sempre di più e militarizzare gli spazi, compresi quelli educativi. Tutte queste misure rafforzano modelli fondati sulla cultura della forza e dell'ordine, mentre la vera risposta sta proprio nel praticare azioni fondate sulla cultura della nonviolenza.
Le risposte prospettiche stanno nella responsabilità con la R maiuscola, come è richiesto dagli obiettivi dell'Agenda 2030 legati alla promozione dello sviluppo sostenibile su tutti i livelli: ambientale, sociale ed economico. Le risposte stanno nell'educazione con la E maiuscola, quella che insegna a diventare cittadini corresponsabili del bene comune, capaci di sviluppare uno spirito critico, di leggere e abitare realtà sempre più complesse e multiculturali, e di affrontare i conflitti in modo nonviolento.
La risposta sta nel creare e rafforzare spazi di dialogo capaci di accogliere le differenze, il dissenso e i diversi punti di vista. La risposta sta nella protezione di tutte le persone, a prescindere da genere, sesso o provenienza, come cita la nostra Costituzione. La risposta sta nella mediazione civica e interculturale. Sta nel valorizzare la memoria, il nostro patrimonio culturale e storico, non in una prospettiva conservatrice, ma con uno sguardo proiettato al presente e alle sfide future.
Per questo la legge di iniziativa popolare che chiede l'istituzione di un Dipartimento della difesa civile non armata e nonviolenta è necessaria e urgente. Ma soprattutto la Campagna non è frutto di congetture teoriche, ma si fonda anche sulla valorizzazione e sul coordinamento dell'esistente: il Dipartimento nascerebbe infatti per coordinare i Corpi civili di pace e l'Istituto di ricerca per la pace e il disarmo, operando in piena sinergia con il Servizio Civile e la Protezione Civile. Elementi di concretezza che rischiano di essere depotenziati e dispersi se non vengono messi in rete tra loro.
La domanda di sicurezza a livello globale è impellente. Ma la sicurezza delle persone — quella umana — è incompatibile con lo strumento della guerra, che porta solo distruzione ed è sempre più fuori controllo.
Esistono già esperienze finalizzate alla costruzione della pace. Una di queste è il Servizio Civile Universale, che non è una politica occupazionale e che, pur promuovendo la partecipazione civica dei giovani, non esaurisce le sue finalità nelle politiche giovanili. Il servizio civile — attraverso interventi di cura e prossimità, l'educazione, la protezione civile, la tutela del patrimonio culturale e dell'ambiente, l'agricoltura sociale, la cooperazione e la promozione della pace tra i popoli — è un istituto della Repubblica che ha tra le sue finalità proprio la promozione della sicurezza umana.
Abbiamo un tesoro in casa che rischiamo di non vedere e sottoutilizzare. È necessario valorizzare, soprattutto in questo momento storico, la finalità del servizio civile, chiedendo a tutti gli attori che lo promuovono — Stato e Regioni, enti e giovani — di fare un passo in più per dare pieno compimento a una legge che gli attribuisce la finalità di difesa civile non armata e nonviolenta, ai sensi degli articoli 11 e 52 della Costituzione — una finalità primaria che anche il DDL Giovani, attualmente in passaggio al Senato, dovrebbe ribadire con chiarezza nel testo rispetto alla versione originaria. Solo in questo modo potrà diventare un'esperienza generativa per i giovani che lo vivono e per le comunità.
Ci sono poi altre esperienze promosse dalla società civile che già oggi offrono una risposta nonviolenta ai conflitti attraverso azioni di protezione dei civili e di peacebuilding. Tra queste figura per esempio Operazione Colomba — corpo nonviolento di pace dell’Ass. Comunità Papa Giovanni XXIII — presente in diverse zone di conflitto armato per creare concreti spazi di riconciliazione e Pace, mediante una presenza di volontari nelle Comunità locali: attraverso la protezione e l’accompagnamento internazionale fanno da deterrente all'uso della violenza.
La sperimentazione dei corpi civili di pace è stata un tentativo di dare sviluppo a queste esperienze anche a livello istituzionale, seppur su base volontaria e innestata sul servizio civile. Tuttavia, la strada per arrivare a istituire un corpo strutturato che intervenga per prevenire i conflitti a livello internazionale e trasformarli in modo nonviolento è ancora da tracciare e necessita certamente di una casa appropriata.
Ed è proprio per tracciare questa strada che occorre dare corpo e voce alla Campagna "Un'altra difesa è possibile". Sostenere la legge di iniziativa popolare significa scegliere concretamente di investire sulla pace, sulla prevenzione e sulla sicurezza umana. Farlo richiede la partecipazione di ciascuno di noi: sostenere la campagna, informarsi e firmare è il primo passo indispensabile per trasformare questa visione in una realtà politica e istituzionale.
Per informazioni sulla Campagna: https://www.difesacivilenonviolenta.org
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